Necessità di ristabilire la verità sulla paternità dell’opera.

Pertanto, la pretesa, contenuta nelle due pubblicazioni sopra dette, di insinuare che la progettazione delle opere individuate nella variante non fossero da attribuire all’ing. de Albentiis ma all’allora consulente dell’impresa Cidonio, ing. Colosimo, è smentita dalla lettera di risposta al Prefetto, relativa ad un esposto dell’impresa stessa, da parte del Commissario Straordinario del Consorzio dott.Ferdinando Straticò.
In questa si ribadisce che l’esecutore del progetto delle opere della perizia di variante è l’ing. de Albentiis e si nega categoricamente che l’impresa, e quindi il suo tecnico, abbia mai presentato un progetto di variante. (Allegato 4).
Inoltre la stessa impresa dichiara che tutte le decisioni e scelte progettuali derivavano da indicazioni della direzione lavori ed infatti nella Relazione sullo Stato dei Lavori, n° 2547 dell’11 maggio 1932, inviata al Consorzio, l’impresa dichiara quale sarà “il programma di lavoro che andrà ad eseguire dopo aver minutamente esaminato il problema con l’Ill.mo Sig. Ing. Direttore dei Lavori ed averne presi gli opportuni accordi”. (Allegato 5).
In questa relazione si riportano gli stessi dati dello studio pubblicato dall’ing. Colosimo ma si dichiara inoppugnabilmente che “con questi risultati ottenuti in modo inequivocabile e preciso il sig. Ing. Direttore dei Lavori ha ritenuto di dovere senz’altro abbandonare le sorgenti delle Piscine e del Peschio… e rivolgere invece ogni opera su quelle del Fossaceca …” “Le indagini per progettare definitivamente le opere di presa delle sorgenti Fossaceca vanno limitate al tratto del fosso compreso fra le quote 1280 e 993. Il Direttore dei Lavori ha ordinato l’esplorazione delle varie scaturigini in tale tratto e l’isolamento di ciascuna al fine di poter accertare l’estensione della costruenda galleria di allacciamento.” ed ancora “Così, seguendo gli ordini del Direttore dei Lavori sig. Ing. de Albentiis si riprendono i lavori sul Fossaceca isolandone ogni singola polla e costruendo il relativo edificio di presa, e contemporaneamente si inizia la presa delle sorgenti del Mescatore”.
Nello studio pubblicato dall’ing. Colosimo all’inizio, nel sommario, viene dichiarato: “Dai risultati ottenuti l’Autore perviene a progettare opere di presa profondamente diverse, per atura, per ubicazione e per mole, da quelle che si stava per eseguire. Illustra l’opera di presa ideata, consistente in un’unica galleria che dalle sorgenti alte scende a quelle basse con grandi rampe disposte per la maggior parte a gradinate e sopra 1600 metri di lunghezza supera il dislivello di 504 metri”.
Nell’esposizione dello studio vengono poi presentate, le deduzioni operative prese, in maniera impersonale, “si decise” … “si è pervenuto a progettare”, e si illustra il progetto delle opere di captazione come progettate dall’autore e addirittura, nella corografia nell’ultima pagina, viene poi evidenziato il progetto della variante in galleria come progetto Colosimo.
Tutto ciò non corrisponde assolutamente al vero: la paternità del progetto di tutte le opere di captazione non può essere messa in discussione. Che le progettazioni di tutte le medesime opere, nel progetto iniziale, e nella variante in corso d’opera, siano da attribuire esclusivamente all’ing. de Albentiis è dimostrato, come sopra detto, da prove inconfutabili, dal carteggio ufficiale fra Impresa, Amministrazione e Direttore dei Lavori, e la prova decisiva è la lettera, sopra citata, del Commissario Straordinario al Prefetto del 25.09.1935. Addirittura la dimostrazione che già all’atto dell’incarico di Direttore dei Lavori, cioè prima dell’inizio dell’opera, esisteva già nel progetto definitivo per l’appalto la previsione di una galleria rampante in alternativa alle tubazioni esterne, si trova nel verbale dell’Assemblea in cui viene dato all’ing. de Albentiis l’incarico di Direttore dei Lavori. In questo si parla di incaricare un geologo perché studi la zona delle sorgenti per consigliare “il punto d’imbocco della galleria e dia le norme per l’esecuzione della galleria stessa”. Quindi è evidente che a quel punto la necessità di una galleria era stata già individuata progettualmente, ma per mancanza di conoscenza specifica ed approfondita dello stato dei luoghi non era stato possibile la sua progettazione esecutiva. Questa viene poi realizzata con la variante in corso d’opera del 06.05.33 (Allegato 6).
D’altra parte come poteva accadere che l’impresa si sobbarcasse gratuitamente e senza che ciò fosse definito nelle clausole dell’appalto, anche la progettazione delle opere oltre che la loro realizzazione?
In effetti, nell’appalto era previsto che l’impresa doveva accollarsi un onere progettuale ma esso era relativo al solo sfruttamento del salto motore per la realizzazione di una centrale idroelettrica, che poi non fu realizzata; ma questo caso era ben specificato nel disciplinare d’appalto.
Nell’altro scritto citato, cioè “Il risanamento igienico dell’Abruzzo teramano connesso con l‘Acquedotto del Ruzzo”, il dott. Casimiro Caputo, nel fare la storia di tutta la lunga fase per la costituzione del Consorzio prima e per il finanziamento del progetto poi, dopo essersi limitato a citare l’ing. de Albentiis solo come l’esecutore di una proposta progettuale nel 1912, arriva addirittura ad affermare che nel 1931 “appaltati i lavori all’impresa Cidonio di Roma … la direzione dei lavori venne affidata all’ing. prof. dott. Roberto Colosimo”; affermazione completamente falsa ed inconcepibile per un biografo che scrive di avvenimenti di pochi anni prima.
Seguitando ad illustrare le opere di presa, appella il prof. Colosimo come “progettista nell’elaborazione del piano di allacciamento e nello studio delle opere di presa che sono per tal modo risultate profondamente diverse da quelle del primitivo progetto”. Anche questa affermazione è inesatta in quanto, come è stato già documentato, l’apporto dell’ing. Colosimo è stato quello di aver eseguito, come doveva, lo studio delle sorgenti per conto dell’impresa, certamente accurato ed utile, ma certamente lavoro che non ha nulla a che vedere con la progettazione delle opere individuate nella perizia di variante, che, per prerogativa di legge, compete esclusivamente al direttore dei lavori o comunque può derivare esclusivamente da un incarico ufficiale dell’Ente appaltante che non c’è mai stato. Al contrario, in questo caso esiste, come abbiamo visto, un documento ufficiale che ne attribuisce la paternità.
Ancora una inesattezza, anzi una sospetta dimenticanza, si verifica nel capitolo “La condotta adduttrice” allorquando, dopo aver citato che “il progetto 28 maggio 1932 dell’ing. de Albentiis prevedeva le opere di adduzione per la rete urbana dell’acquedotto del Ruzzo ed il successivo progetto 5 luglio – 5 agosto 1933 dello stesso professionista per la rete di conduttura promiscua, con contratto del febbraio 1934 vennero appaltati i lavori relativi e nell’ottobre successivo la direzione dei lavori venne affidata all’ing. Colosimo”. Stranamente è stato omesso che nel marzo ’34 la direzione dei lavori delle opere di adduzione era stata data all’ing. de Albentiis e, solo dopo 7 mesi, questa gli fu tolta per pretesi “… sopravvenuti limiti di età”.
Addirittura a dimostrazione del grado di ostracismo che c’era nei riguardi dell’ing. de Albentiis anche dopo la sua estromissione dalla direzione dei lavori e la revoca dell’incarico per la progettazione dell’acquedotto rurale, nella relazione per il collaudo delle opere di captazione dell’ing. C. Buttini, viene menzionato, come progettista della perizia suppletiva per la variante delle opere di captazione del 06.05.33, l’ing. Colosimo che, come sappiamo, a quell’epoca era solamente un tecnico di fiducia dell’impresa Cidonio. (Allegato 7).
Ma abbiamo già visto che ciò non corrisponde al vero e tale asserzione viene smentita dai documenti ufficiali fra la D.L. e l’Impresa e dalla citata lettera del 25.09.35 di risposta dell’Ente al Prefetto in cui si attribuisce categoricamente la paternità del progetto all’ing. de Albentiis.
Addirittura tale paternità viene avvalorata senza ombra di dubbio nella lettera di specifica della liquidazione delle competenze dell’Ente al de Albentiis per i progetti e la direzione dei lavori svolti. In questa, una delle voci di pagamento è la “perizia suppletiva del 06.05.33 per £. 19.092,00” (Allegato 8). Ora se a quell’epoca, come abbiamo visto, potevano essere distorti fatti e situazioni, certo non poteva essere alterato un documento contabile di una voce di spesa dell’appalto, soprattutto favorendo e pagando una prestazione non eseguita all’ex direttore dei lavori, ormai in aperto contrasto con l’Ente, a cui, invece, si negava il pagamento di prestazioni svolte, ma revocate all’ultimo momento, come ad esempio il progetto dell’acquedotto rurale o l’applicazione della maggiorazione del 25% nel caso di affidamento della direzione lavori ad altro professionista.
Certamente tale errore macroscopico è stato possibile solo per una informazione distorta e non rispondente al vero, comunque molto grave perché scritta in un documento ufficiale, quale il collaudo dei lavori eseguiti con la Direzione dei Lavori dell’ing. de Albentiis ed alla cui operazione di chiusura il medesimo non aveva potuto assistere, solo perché gli era stata revocata anche “l’assistenza al collaudo” che, invece, gli sarebbe spettata di diritto come direttore dei lavori in questione.