L'esposto-denuncia da presentare al Ministero dei Lavori Pubblici, ma mai inviato

Il documento che segue (presente in originale bozza negli archivi della famiglia de Albentiis e qui riproposto in formato digitale senza modifiche sostanziali ai contenuti), rappresenta il testamento inequivocabile della paternità dell'opera da parte dell'Ing.Alfonso de Albentiis.

La lettera indirizzata al Ministero dei Lavori Pubblici, a tratti drammatica per la lucida disperazione che mostra in precisi ed educati riferimenti ai giochi di potere che lo avevano estromesso dalla Direzione dei Lavori, non fu mai consegnata per il timore di ripercussioni non solo su se stesso, ma anche sulla propria famiglia.

Tra le righe traspare la grossa preoccupazione, oltre ogni proprio interesse personale, che l'opera non venisse terminata con gli standard di qualità che egli aveva prospettato e che sotto la sua Direzione sicuramente si sarebbero mantenuti, in un opera tanto importante per i propri conterranei e per tutte le generazioni a seguire come quelle attuali.

Le parole cariche di risentimento per ciò che stava accadendo ben rappresentano lo stato d'animo che accompagnò l'Ingegnere dal 27 Ottobre 1934 (data della sua estromissione dalla Direzione dei Lavori), al 28 Gennaio 1942 (data della sua morte).

Intervallo in cui non volle più esercitare, cancellandosi volontariamente dall'albo professionale.

 


 

 

ALLE LL.EE.
(abbreviazione di Loro Eminenze, ndr)

 

Oggetto: Acquedotto del Ruzzo

 

Il sottoscritto Ingegnere ALFONSO DE ALBENTIIS, si onora esporre alle EE.LL.:

E' in costruzione, (...), con fondi dello Stato e dei Comuni della Provincia di Teramo (...): l'ACQUEDOTTO DEL RUZZO.

Una popolazione di ben 180.000 anime, sparsa su un territorio di (...) chilometri quadrati, è sul punto di trarre dall'adduzione delle copiose, purissime linfe un profondo miglioramento delle attuali sue condizioni di vita e di civiltà.

La prima idea dell'opera sorse nel sottoscritto in tempi non propizii alle grandi realizzazioni.

Nel 1912 egli, solo, senza il conforto di incoraggiamenti o di assicurazioni, pose allo studio la captazione delle sorgenti del Ruzzo e la distribuzione di esse a varii Comuni disseminati su un territorio fortemente accidentato.

Sembrava a quell'epoca che la sua iniziativa fosse da relegarsi tra le utopie. A tanto induceva l'istessa grandiosità dell'opera e la limitata visuale dei reggitori di quel tempo.

Il sottoscritto tuttavia sorpassò ogni ostacolo ed ogni esitazione. Animato da una fede invincibile, con assiduo arduo lavoro e con non lievi sacrifici pecuniarii, tradusse l'iniziativa nelle linee di un primo progetto: esso risale all'anno 1912.

La determinazione degli elementi base del progetto fu particolarmente laboriosa e costosa.

Poco appresso, con atto pubblico a rogiti Franchi di Teramo del (...), si formò il primo nucleo del CONSORZIO DELL'ACQUEDOTTO DEL RUZZO: avevano aderito nove Comuni. Fu questo il primo passo verso la realizzazione, e lo si doveva quasi esclusivamente all'opera personale di propaganda da cui il sottoscritto non ristette un momento.

Il primo nucleo era destinato ad ingrossarsi. Le adesioni infatti non si fecero attendere e nel 1923 il numero dei Comuni aderenti era salito a diciannove. Si impose quindi la revisione e l'ampliamento del piano originario. Vi provvide il Sottoscritto, sempre a esclusiva sua cura e spesa. Il progetto, nella nuova veste, ebbe le approvazioni di rito e l'encomio del Provveditorato delle Opere Pubbliche di Aquila (doc.n. (...)).

La spesa preventivata era di Lire 27.000.000.=.

Nel 1927 - Prefetto della Provincia il Comm. Ferdinando Natoli - l'opera venne sottoposta al DUCE e ne ebbe l'alto benestare.

La spesa, ridotta a L.25.000.000 in seguito all'aggiornamento dei prezzi unitari, fu posta, a quote uguali, a carico dello Stato e dei Comuni consorziati, che, pro rata, potevano provvedervi con mutui di favore all'uopo accordati.

Quest'opera adunque che nel 1912 era sembrata un'utopia, (...), era sul punto di tradursi in una magnifica realtà.

Sopraggiungevano nel frattempo direttive del Ministro dell'Agricoltura e Foreste prescriventi la dotazione idrica delle case rurali sparse. In conseguenza, nel periodo 1927-1930, il sottoscritto, sempre da solo e senza alcuna sovvenzione, provvedeva all'ulteriore ampliamento del progetto, ampliamento richiesto anche dagli Organi Tecnici dello Stato, cui era sembrato che l'Acquedotto fosse suscettibile di un maggior rendimento. Si devè però, a rielaborazione ultimata, riconoscere che in confronto dei risultati raggiunti la spesa era aumentata in modo troppo sensibile (L.40 milioni) e che perciò conveniva tornare definitivamente al progetto già approvato nel 1925, con la sola inclusione della rete rurale. In quest'ultima redazione, il piano dell'opera ebbe così, nel 1930, la definitiva, piena approvazione sia degli Organi di Controllo Tecnico, sia del Ministero dell'Agricoltura e Foreste.

Fu bandito quindi l'appalto delle opere di captazione delle sorgive (I° lotto) per un importo di L.1.600.000.=.

Il sottoscritto fu nominato Direttore dei Lavori.

L'opera alle sorgenti è oggi pressoché ultimata.

Intanto dovevasi predisporre l'appalto del 2° e 3° lotto (le opere di adduzione).

Il relativo avviso d'asta fu in un primo tempo, giusta disposizioni impartite dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, diramato alle sole Ditte produttrici di tubazioni. Si ebbe una sola offerta, che per altro non dette luogo ad aggiudicazione definitiva perchè l'istesso Consiglio Superiore, con successive istruzioni, rimuovendo le limitazioni già poste, consentiva di intervenire alle aste anche alle Ditte costruttrici di acquedotti.

Ciò determinò un rimaneggiamento dei Capitolati e degli Avvisi d'asta.

Il concorso stavolta fu numeroso: ciascuna Ditta presentò offerte dettagliate di prezzi e di materiali.

Risultò aggiudicataria la Ditta Del Fante di Aquila.

Anche per l'esecuzione di questi lotti, al sottoscritto fu affidato l'incarico di Direttore dei Lavori.

 

Si è ritenuto opportuno esporre succintamente i precedenti surricordati, al fine di far conoscere alle EE.LL. come debba essere riconosciuta al sottoscritto, in modo esclusivo, la paternità dell'iniziativa, il lungo lavoro di propaganda ed infine la progettazione dell'opera.

Di tale riconoscimento gli sono stati del resto larghi, in più di una occasione e con termini altamente elogiativi, gli Enti e le Autorità della Provincia di Teramo.

Ebbene, in aperto contrasto con tale apprezzamento, dopo l'aggiudicazione delle opere di adduzione, sono stati presi carico del sottoscritto provvedimenti, non solo di per se stessi profondamente ingiusti e lesivi, ma anche tali da legittimare gravi dubbii sulla regolarità dei rapporti che l'esecuzione dell'opera ha posti in essere.

Per l'uno e per l'altro motivo, il sottoscritto ritiene di dover provocare l'interessamento delle LL.EE..

 

Il Commissario Straordinario presso l'Amministrazione del Consorzio, Comm.Straticò, il 27 Ottobre ultimo scorso, senza preavviso, invitava il sottoscritto a disinteressarsi delle funzioni di Direttore dei Lavori dell'Acquedotto.

Motivi del provvedimento: l'aver il sottoscritto sorpassati i “limiti di età”.

La motivazione è indubbiamente speciosa.

L'incarico, affidato al sottoscritto appena otto mesi prima (Marzo 1934), non poteva intendersi subordinato a tale condizione-limite.

Per un professionista condizione siffatta non è neppur concepibile, specie quando, come nel caso, all'atto del licenziamento gli si riconoscono piena capacità tecnica ed illimitataintegrità d'azione.

Ritiene invece il sottoscritto che il motivo determinante e la effettiva ragion d'essere del provvedimento preso a suo carico, debba stabilirsi in specifici precedenti di fatto.

Essi sono:

= essere seguita l'aggiudicazione all'impresa Del Fante in modo irregolare

= l'aver il sottoscritto, quale Direttore dei Lavori, nettamente resistito a strane richieste dell'impresa stessa, in aperto contrasto con le condizioni di appalto.

Infatti:

= I =

Bandite le aste nel Marzo scorso, l'esame delle numerose offerte di prezzi e di materiale e la designazione della Ditta aggiudicataria furono demandate ad una Commissione composta dai Sigg.:

On.SAVINI = Commissario presso L'Amministrazione del Consorzio,

Comm.BARATTELLI = Ispettore Superiore dei Lavori Pubblici,

Ing.ARCIERI = Ispettore del Provveditorato delle O.P. di Aquila,

Ing.BOLDRINI = Capo dell'Ufficio Tecnico del Comune di Teramo,

Cav.DI PANCRAZIO = Segretario di Gabinetto del Prefetto di Teramo.

Il sottoscritto partecipò ai lavori di questa Commissione, come esperto.

Fin dalla prima riunione si delinearono apprezzamenti e valutazioni apertamente contrastanti: ritenevano alcuni Commissari che si dovesse, nella cernita, considerare innanzitutto la serietà e le garanzie di sufficienza tecnica e finanziaria delle singole Ditte offerenti, e poi scendere all'esame del maggior ribasso, preferendosi quella Ditta che all'optimum di garanzia abbinasse il ribasso più sensibile; altri Commissari invece ritenevano che senz'altro si dovesse accedere alla designazione della Ditta offerente il più forte ribasso.

Ora và detto che l'Amministrazione del Consorzio, nel diramare gli inviti alla licitazione di questi lotti, aveva largheggiato, ammettendo - non si sa perchè - il concorso anche di quelle Ditte che, in occasione dell'appalto delle opere di captazione, si era ritenuto di dover escludere come non idonee (L'impresa del Fante era allora tra queste).

Quella massima ponderazione perciò, che alcuni Commissarii (l'on.Savini, il Comm.Barattelli ed altri) esigevano nella scelta era giustificata, oltre che dalla mole delle opere appaltate, anche dalla evidente disparità tra le Ditte offerenti, alcune delle quali, se già escluse dalla licitazione del I° lotto, a maggior ragione lo sarebbero dovuto essere in questa del 2° e 3° lotto riuniti.

La discussione fu lunga e straordinariamente movimentata, poiché sembrava, a causa di opposizioni recise sì, ma nell'istesso tempo non motivate in modo chiaro e sereno, che non si dovesse accedere a criterii di scelta ovvii ed imposti dalla stessa situazione.

Ogni decisione fu perciò sospesa. Ebbe luogo una seconda riunione ed il contrasto si accentuò, pur rimanendo sempre nebulosi i motivi di dissenso.

Intervenne a questo punto l'opera persuasiva del Prefetto Varano, Capo della Provincia di Teramo, il quale partitamente conferì col Comm.Barattelli e con altri Commissarii.

La Commissione, ripresi immediatamente i lavori, non designava - secondo il mandato conferitole - la Ditta aggiudicataria, ma si limitava a segnalare all'Amministrazione del Consorzio una graduatoria nella quale le Ditte erano riportate nell'ordine di merito.

La scelta, che normalmente sarebbe caduta su una delle Ditte prime in graduatoria, cadde invece sulla Ditta Del Fante, che tra quelle non era, ma che tuttavia aveva offerte condizioni eccezionalmente favorevoli. Fu questo il solo motivo che determinò l'aggiudicazione.

L'impresa Del Fante aveva fissate ed offerte le sue condizioni tenendo a base, come le altre Ditte concorrenti, il Capitolato d'Appalto, redatto dal sottoscritto, approvato dall'Amministrazione del Consorzio e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Ebbene, i prezzi offerti, riferiti agli estremi del Capitolato ed ai costi dei materiali che l'impresa Del Fante si impegnava di porre in opera, risultavano così bassi da non consentire, non diciamo lucro alcuno, ma addirittura il pareggio del bilancio dell'opera.

Essi erano evidentemente "disastrosi" per l'impresa.

A questo punto si sono verificati fatti di patente irregolarità.

Dopo l'aggiudicazione, il Capo dell'Ufficio Tecnico del Comune di Teramo, Ing.Boldrini, ha l'incarico di apportare sostanziali modificazioni ad elementi tecnici del Capitolato d'Appalto ed alle condizioni offerte dalla Ditta aggiudicataria.

Il compito è condotto a termine in una notte:

A lavoro ultimato, risultava

= che le condizioni offerte dal Del Fante erano state migliorate a favore di esso aggiudicatario ed approssimativamente uniformata a quelle offerte da altra Ditta concorrente, cui, non si era creduto di affidare l'esecuzione appunto perchè il Del Fante, al momento della licitazione, prometteva condi zioni più favorevoli;

= che il Capitolato d'Appalto - base dell'asta ed unico documento per il controllo dell'esecuzione dell'opera - era stato trasformato sostanzialmente, mediante arbitraria variazione di elementi tecnici, influenti sul costo delle opere appaltate.

 

Nè basta :

Mentre per espressa clausola del Capitolato d'Appalto, la Ditta aggiudicataria era tenuta al versamento di un deposito cauzionale di Lire 1.100.000.=, si consentiva che l'impresa Del Fante derogasse a tale obbligo. La cauzione infatti, che doveva essere versata all'atto dell'aggiudicazione, non è stata fino ad oggi versata, né è stata pretesa da chi doveva esigere l'esatta osservanza delle clausole contrattuali , che anzi l'Amministrazione del Consorzio, con sua nota del (...), avendo il sottoscritto richiamato l'esistenza di tale obbligo dell'impresa, dichiarava che, ai fini della contabilità delle opere, la cauzione, per quanto non versata, doveva tuttavia essere ritenuta come già depositata nelle casse del Consorzio.

Concessione questa veramente anomala.

 

= II =

Aggiudicati i lotti, doveva l'Amministrazione del Consorzio procedere alla nomina del Direttore dei Lavori.

Risalgono a questo periodo i primi rapporti diretti tra il sottoscritto ed il Del Fante.

Costui, allo scopo evidente di creare attorno al suo nome un prestigio ed una influenza di cui poter profittare al momento opportuno, dichiarava al sottoscritto di aver larghe aderenze ed amicizie nelle sfere politiche e governative, precisando anzi di essere in continui, stretti rapporti con Sottosegretarii di Stato, con alti Gerarchi del Partito e con l'istessa Famiglia del DUCE, una cui sorella - asseriva egli - era da tempo sua ospite.

In conseguenza - assicurava - il suo appoggio poteva riuscire prezioso in ogni circostanza a chiunque, e specialmente allo stesso sottoscritto, la cui nomina a Direttore dei Lavori, egli Del Fante, molto volentieri avrebbe suggerita al Consorzio, e sicuramente condotta a buon porto in grazia alla sua influenza. Aggiungeva inoltre che tanto più necessario sarebbe stato un suo intervento, in quanto gli risultava che la nomina del sottoscritto non era gradita all'Amministrazione del Consorzio.

Il sottoscritto non accettò la profferta raccomandazione:

Era infatti palese che,anche a voler attribuire all'intervento del Del Fante una qualche efficacia, il suo vantato prestigio più che sui Consorzio, tendeva ad influire preventivamente su chi, allora, aveva la massima probabilità di essere chiamato a controllare l'operato dell'impresa.

Poco appresso infatti (Marzo 1934) il sottoscritto riceveva dall'Amministrazione del Consorzio, l'incarico di procedere alla consegna dei lavori.

A che cosa mirasse questo preventivo circonvenire e quest'opera di accaparramento del Del Fante doveva apparire con palmare evidenza nelle circostanze di che appresso.

 

= III =

Immediatamente dopo la consegna dei lavori, insorse un primo contrasto tra la Direzione dei Lavori e l'impresa aggiudicataria:

Il Del Fante - che nel frattempo non era ristato dal ricordare, con linguaggio strano, sentenzioso e larvatamente minaccioso, (ad esempio : "Serena mangia, Savini è Deputato Commissario al Ruzzo, De Albentiis è Direttore dei Lavori"), l'enorme sua autorità presso le alte sfere del Fascismo, la possibilità ch'egli aveva di stroncare ogni opposizione alle sue richieste - si fece a pretendere dal sottoscritto il benestare ad un versamento di Lire 400.000.=, per i cosiddetti "compensi a corpo", contribuzione a fondo perduto per impianto di cantieri e per altre opere non valutabili a misura.

La richiesta non poteva essere accolta perchè il Capitolato d'Appalto non riconosceva all'appaltatore alcun diritto a contribuzioni del genere.

Su conforme avviso dell'Amministrazione del Consorzio, il sottoscritto quindi rifiutò il benestare.

La reazione del Del Fante fu immediata: egli parlò di spiacevoli conseguenze per coloro che l'avessero osteggiato e rinnovò più apertamente i tentativi di accaparramento.

Insistè inoltre perchè non si venisse ad un rifiuto definitivo della richiesta, ch'egli preferì ritirare, forse in attesa di tempo più favorevole all'accoglimento.

 

 Di lì a poco - i lavori erano appena iniziati - una nuova controversia insorgeva tra l'impresa e la Direzione dei Lavori.

Assumeva il Del Fante che il pagamento delle tubazioni dovesse seguire in base ai risultati di due computi distinti, della misura lineare ossia dell'intera condotta compresi non esclusi i così detti "pezzi speciali" (curve) e della misura dei soli "pezzi speciali" per i quali, in aggiunta, era dovuto, a suo avviso, un sopra prezzo.

Anche questo assunto era in aperto contrasto con le clausole del Capitolato, nelle quali era invece stabilito che nella misura lineare dell'intera condotta dovevano essere compresi anche i pezzi speciali senza alcun sopra prezzo.

Il sistema di misurazione e di pagamento prospettato dall'impresa importava a carico del Consorzio una maggior spesa di circa un milione di lire.

E' chiaro che l'impresa - ove la richiesta fosse stata accolta - avrebbe tratto un lucro di pari ammontare.

Il sottoscritto aveva il dovere di opporsi e così fece. Stavolta però il Del Fante non si acquetò: occorse il lodo dell'Ingegnere Capo del locale Genio Civile, arbitro inappellabile, perchè la controversia potesse dirsi risolta.

S'intende che l'arbitro accolse in toto la tesi del sottoscritto.

Nè poteva essere a meno. La richiesta del Del Fante era assolutamente infondata ed insostenibile. Questi però, anche in questa occasione, rinnovò la sua auto-esaltazione e le larvate minacce.

 

{…..............pezzo mancante.................}

l'impiego dei tubi "Rada" per soli 1000 metri di condotta, il Del Fante dichiarasse durante i collaudi di aver dato ordinativo alla Ditta "Rada", non solo dei concordati 1000 metri di tubi da 300 mm., ma anche di altri 3500 metri di tubo da 375 mm. di diametro, intendendo con essi sostituire altrettanti tubi "Togni" dell'istesso diametro.

La dichiarazione - anche per i termini ed il tono in cui fu fatta - suonava aperto dispregio delle disposizioni date e chiaramente denotava che da parte dell'impresa Del Fante - superandosi ogni rispetto alle clausole - si tendeva al conseguimento di margini di utile non consentiti dal Capitolato.

Insorse pertanto il sottoscritto e richiamò ai patti il Del Fante.

Questi però apertamente e recisamente proclamava di poter e di voler mantenere l'ordinativo già trasmesso alla Ditta "Rada", aggiungendo - rivolto al sottoscritto - : "Malgrado voi vi opponiate io porrò in opera i tubi "Rada" da me commessi".

Ciò in altri termini stava a significare che l'impresa era convinta di poter ritenere per "chiffons de papier" (carta igienica, ndr) il Capitolato d'Appalto e l'ordine di servizio.

Del contrasto fu resa immediatamente edotta l'Amministrazione del Consorzio, la quale tuttavia crede conveniente venire ad una composizione bonaria. Si consentiva l'uso delle tubazioni "Rada" riducendosi però del 7% il prezzo stabilito per quei tratti di condotta nei quali il materiale sarebbe stato impiegato.

L'autorità ed il prestigio dell'Amministrazione del Consorzio - ed in conseguenza della Direzione dei Lavori - uscivano malconci da questa poco soddisfacente transazione. E il Del Fante non mancò di trarne partito. Egli da allora non ristette dall'attribuire al sottoscritto ingiustificati preconcetti contro l'impresa, accusandolo di male intesa rigidezza, di malevolenza anzi, derivante dagli smacchi subiti tutte le volte che eran sorte discordanze circa l'applicazione delle clausole contrattuali.

Aggiungeva poi che "la mancanza di elasticità" del Direttore dei Lavori ed il suo caparbio e continuo richiamarsi al Capitolato, dipendevano dalla di lui età avanzata, che ormai lo rendeva inetto ad un celere disbrigo dell'incarico. La verità è invece che il troppo elastico appaltatore, ormai per esperienza, doveva vedere nel sottoscritto l'ostacolo più difficilmente superabile tutte le volte ch'egli si riprometteva di conseguire profitti o facilitazioni in deroga al Capitolato d'Appalto.

 

L'Amministrazione del Consorzio, da sua parte, non ha mai richiamato il sottoscritto, né ha mai lasciato intendere apertamente di disapprovare quell'indirizzo di giusta, equilibrata tutela degli interessi dell'Ente, cui il sottoscritto stesso aveva improntata la sua azione.

Tuttavia non si può a meno di rilevare che la transazione surricordata, - oltre tutto - denota chiaramente che il Direttore dei Lavori non è stato sostenuto là dove, per una ovvia questione di principio, si doveva far salva la efficacia vincolativa del Capitolato e degli impartiti Ordini di Servizio.

Non è tenuto il sottoscritto a risalire alle cause : egli si limita a segnalare alle EE.LL., per gli apprezzamenti del caso, uno stato di fatto che è andato via vìa delineandosi fino a dar luogo da parte dell'Amministrazione stessa a forme di assenteismo assolutamente ingiustificabili e tali da indurre in grave perplessità.

La resistenza opposta dalla Direzione dei Lavori ai primi tentativi del Del Fante, era stata solo tiepidamente sostenuta dall'azione dei Rappresentanti dell'Ente. Al sottoscritto sembrava che non si volesse o non si potesse da questi ultimi assumere un atteggiamento più consono all'impellenza delle situazioni verificatesi. In ogni modo ritenne suo dovere non deflettere, anche se l'Amministrazione dimostrava una certa "freddezza". Nel settembre scorso però - dimessosi l'On. Savini dalla carica di Commissario e nominato in suo luogo il Comm. Straticò, Vice Prefetto,- questo anomalo atteggiamento dell'Amministrazione si appalesava in termini inequivocabili.

Con vivo rincrescimento il sottoscritto doveva infatti constatare che ogni iniziativa della Direzione dei Lavori, anche quelle di ordinaria amministrazione, non trovavano adito presso il nuovo Commissario.

Venivano negati colloqui richiesti per motivi indilazionabili.

Non si rispondeva alle lettere: tra l'altro, la richiesta avanzata dal sottoscritto per essere autorizzato a procedere al collaudo di tubazioni presso le Ditte produttrici, rimase inevasa malgrado solleciti.

Si giunse financo - con l'evidente intenzione di disorganizzare la Direzione dei Lavori e di renderne difficoltoso il funzionamento - a non pagare gli stipendi agli impiegati ed i salarii agli assistenti.

 

Era questa la situazione, quando il Del Fante avanzò richiesta per il primo stato di avanzamento, per il relativo certificato e per il passaggio in contabilità del materiale in provvista, materiale ammontante a circa sette milioni di lire.

Anche stavolta le pretese del Del Fante costituivano una violazione delle clausole del Capitolato d'Appalto.

Era infatti stabilito espressamente che gli stati di avanzamento, solo allora potevano essere rilasciati, quando i lavori condotti a termine e contabilizzabili raggiungessero almeno l'ammontare di Lire 750.000.=.

La ditta Del Fante richiedeva invece uno stato di avanzamento per lavori che appena raggiungevano l'ammontare di ....Lire 200.000.= !.

Era inoltre stabilito nel Capitolato che il materiale in provvista poteva essere portato in contabilità solo limitatamente ai due terzi della cauzione versata dall'appaltatore.

La Ditta Del Fante - che non aveva versata cauzione - richiedeva invece la contabilizzazione di ben SETTE MILIONI di materiale in cantiere.

La richiesta era evidentemente temeraria e come tale doveva essere respinta senz'altro.

Infatti, se pure la cauzione di Lire 1.000.000 fissata nel Capitolato fosse stata versata, i materiali contabilizzabili non avrebbere dovuto eccedere l'ammontare di Lire 733.000.= (2/3 di Lire 1.100.000).

L'impresa Del Fante chiedeva dieci volte più di quello, che già non poteva esserle concesso, per non aver essa versato la cauzione.

A questo punto, l'Amministrazione del Consorzio, con la nota (…) più sopra ricordata, faceva conoscere al sottoscritto che, ai fini del passaggio in contabilità delle partite suddette, la cauzione doveva ritenersi versata, pur non avendovi l'impresa provveduto, e che in conseguenza dovevano essere contabilizzati, a mente del Capitolato, i materiali in provvista fino alla concorrenza di Lire 733.000.=.

Successivamente - con comunicazione verbale - si ordinava al sottoscritto di rilasciare lo stato di avanzamento, senza tener conto che i lavori ultimati non raggiungevano nel loro ammontare il limite minimo fissato nel Capitolato.

Il sottoscritto si attenne alle disposizioni impartitegli. Contro di lui nel frattempo - per il solo fatto di aver segnalata 1'inaccettabilità della richiesta - si erano rinnovate le solite accuse di ostinatezza e di preconcetta ostilità all'impresa, quasi che si potessero scambiare per male intesa ed inopportuna rigidezza, la doverosa oculatezza e la dirittura di chi è preposto alla buona esecuzione di un'opera per cui è speso pubblico denaro.

Certo, nè lo stato di avanzamento, nè il passaggio in contabilità del materiale in provvista, sarebbero stati concessi dal sottoscritto.

Egli attese che altri si assumesse la responsabilità di dare disposizioni contrastanti con le clausole di appalto.

 

Quest'ultima resistenza opposta dal sottoscritto e la irreducibilità ch'essa denotava, avevano evidentemente colmato la misura.

L'isolamento del sottoscritto divenne assoluto: tra l'Amministrazione del Consorzio e la Direzione dei Lavori erano stati completamente troncati i rapporti.

Il Del Fante aveva un'ultima volta minacciate le sue vendette - e non indarno: immediatamente dopo il sottoscritto veniva invitato a disinteressarsi della Direzione dei Lavori.

 

L'istessa esposizione dei precedenti ritoglie ogni dubbio circa la natura dei reali motivi che hanno determinato l'allontanamento del sottoscritto. Questi reali motivi sono quelli che il sottoscritto ha premessi:

"In rapporti nei quali, alla esatta osservanza delle clausole contrattuali, si è sistematicamente sostituita - a seconda dei casi - una condotta di strana acquiescenza o di aperto favore a ripetute sfacciate inadempienze, non poteva infatti a lungo intervenire e partecipare chi , per proprio costume di vita, era portato a pretendere chiarezza di azione e scrupoloso adempimento degli obblighi".

Nè possono esisterne altri:

L'accampato superamento "dei limiti di età" non regge nel caso presente; nessun appunto fu mai mosso ai sottoscritto per manchevole adempimento dell'incarico. Tutt'altro: egli ebbe in più di una occasione ed al momento stesso della revoca del mandato unanimi riconoscimenti ed elogi per l'attività svolta. E' stata riconosciuta e lodata la sua competenza tecnica e la dirittura della sua condotta.

Anche a voler porre in dubbio la spontaneità di tali lusinghieri riconoscimenti, una sola constatazione vale ad escludere la fondatezza di eventuali accuse di incapacità: l'Acquedotto infatti è eseguito secondo il progetto del sottoscritto, ed oggi - a costruzione avanzata - non può subire modificazione alcuna, neppure in dettaglio.

Che cosa dunque bisogna ritenere ?.

Il sottoscritto ha subito un provvedimento profondamente ingiusto ed umiliante. Egli non lo merita.

Non deve essere sacrificato ad un gioco poco chiaro di interessi proprio colui, che, dopo aver ideata l'opera, ha speso in tempi grigi lunghi anni di fervida attività progettandone il piano e sostenendone la realizzazione.

L'incarico oggi revocato, spettava infatti e spetta al sottoscritto per indiscutibili titoli.

 

Il sottoscritto invoca quindi che sulla sua opera ed altresì sull'operato dell'Amministrazione del Consorzio del Ruzzo venga condotta - per parte di Ispettori degli Organi Centrali - una inchiesta dettagliata ed esauriente.

 

Con profonda osservanza

 

Alfonso de Albentiis