Le vicende progettuali dell'acquedotto

La figura dell’ideatore, progettista e direttore dei lavori.

Si apre così la storia dell’Acquedotto del Ruzzo, voluto e sorto proprio per l’impegno dell’ing. de Albentiis, totale e continuo, sia sotto il profilo organizzativo che tecnico; un capitolo a parte merita quindi la sua figura quale ideatore, progettista e direttore dei lavori dell’opera.
L’ing. Alfonso de Albentiis, nato a Teramo il 10 febbraio 1871 e morto il 28 gennaio 1942, aveva conseguito a Napoli dapprima il diploma di scienze matematiche e fisiche e poi, nel 1899 la laurea di ingegnere civile ed il diploma di igiene pratica. Successivamente si era recato a Torino dove aveva conseguito il diploma di ingegnere elettrotecnico.
Aveva iniziato la sua attività professionale nei cantieri Armstrong di Napoli. Tornato ben presto a Teramo, vi aveva svolto la professione di ingegnere civile progettando numerosi palazzi, ville, scuole, ospedali, ospizi, chiese e torri campanarie, opifici industriali, strade, ponti, acquedotti, gallerie e progetti di centrali idroelettriche.
Le maggiori opere di ingegneria, oltre all’Acquedotto del Ruzzo, sono: la progettazione delle centrali idroelettriche per conto del Comune di Teramo sul Rio Arno e nel Mavone e la partecipazione al gruppo di progettazione della ferrovia elettrica Teramo-Gran Sasso-L’Aquila- Carsoli; opere, queste, non realizzate ma indicative dell’ampiezza degli interessi e delle sue capacità creative e progettuali.
Nel campo architettonico la sua figura va vista e letta come componente dell’eclettismo italiano, e del liberty ottenendo, a pieno titolo, un posto nell’architettura moderna italiana della prima metà del ‘900.
Esempi più significativi del suo periodo eclettico sono a Teramo i portici Savini (oggi sede A.C.I.); il palazzo Mariani; il Credito Abruzzese (demolito, oggi Banca Nazionale del Lavoro); notevole esempio liberty è la Villa Blandina in viale Crucioli a Teramo.
Altre opere di architettura moderna dei primi novecento sono il Sanatorio, ora Ospedale Geriatrico; il Banco di Roma; il Palazzo Rolli e numerose ville quali: la Villa Palma a Teramo, la Villa Capuani a Torricella, la Villa Tattoni a Bellante, il progetto di Villa d’Arcangelo ad Isola (non realizzato), per citare solo le più significative.

Le vicende progettuali dell'acquedotto.

Emblematicamente ed assolutamente necessaria, per inquadrare le sue doti professionali e morali, è la conoscenza delle vicende che lo legarono alla sua opera d’ingegneria più importante, soprattutto il lungo periodo ideativo e realizzativo che lo impegnarono per ben un trentennio, dal 1904 al 1934. A tal fine è indispensabile ricostruire, e chiarire definitivamente, le vicende progettuali dell’Acquedotto, sia delle opere di captazione che di quelle di adduzione. Nell’archivio di casa de Albentiis esiste una vasta raccolta di documenti e lettere di fondamentale importanza, oltre che per la conoscenza delle fasi organizzative e progettuali dell’opera complessiva, anche per approfondire gli avvenimenti che determinarono le scelte progettuali esecutive per la realizzazione delle opere di captazione delle sorgenti.
Infatti, durante i lavori del I° lotto, si evidenziarono difficoltà ed imprevisti che vennero superati solo grazie alla stretta collaborazione tra l’ingegnere direttore dei lavori e l’impresa Cidonio, realizzatrice dell’opera.
Iniziando ad approfondire soprattutto la fase della progettazione e direzione dei lavori delle opere di captazione si riscontra che su questa vicenda non c’è attualmente la dovuta chiarezza. L’elemento che ha determinato confusione ed ha contribuito ad indurre in errore chi finora ha cercato di ricostruire la storia dell’Acquedotto, è la presenza nell’archivio dell’Ente di due pubblicazioni ambedue del 1936, solo due anni dopo l’allontanamento dell’ing. de Albentiis dall’incarico di Direttore dei Lavori; vicenda, quest’ultima, che verrà approfondita in seguito. Il primo scritto, dal titolo “L’allacciamento delle Sorgenti del Ruzzo sul Gran Sasso d’Italia”, è dell’ing. Roberto Colosimo subentrato all’ing. de Albentiis nella direzione lavori; il secondo, titolato “Il risanamento igienico dell’Abruzzo Teramano connesso con l’Acquedotto Consorziale del Ruzzo”, è del dott. Casimiro Caputo. (Allegati 2-3).
Nella prima pubblicazione, l’ing. Colosimo illustra lo studio generale delle sorgenti, da Lui effettuato per conto dell’Impresa Colosimo, di cui era consulente idraulico, ed è riportato l’esito di tali studi. La necessità di approfondire la conoscenza dell’effettivo stato delle sorgenti da captare era dovuta al fatto che, nel progetto appaltato, a causa delle assolute difficoltà di accesso alle sorgenti stesse, non si erano potute fare valutazioni precise sulle portate e quindi sulle caratteristiche di alcune opere di captazione, comunque previste nel progetto.
Subito dopo l’appalto all’impresa Cidonio, affidato con contratto del 2 luglio 1931, venne realizzata la strada di accesso alle sorgenti e quindi, prima di iniziare i lavori di captazione, sia da parte dell’impresa che da parte dell’Amministrazione furono realizzati studi e approfondimenti sulla situazione idraulica e geologica delle aree delle sorgenti.
Nello spirito di collaborazione, che deve sempre esserci fra l’impresa appaltante e l’Amministrazione, l’impresa Cidonio incaricò il tecnico del proprio ufficio, l’ing. Colosimo, di studiare la situazione idraulica delle sorgenti e valutare le varie portate delle sorgenti rese ora accessibili, ed il geologo, prof. Mario Rosazza Ferraris, di studiare lo stato dei luoghi e le loro caratteristiche rispetto alla struttura geo-fisica del terreno.
I risultati di questi studi, insieme a quelli commissionati dall’Am-ministrazione, sotto il profilo idraulico, al Senatore prof. Ing. Gaudenzio Fantoli, illustre membro del Consiglio Superiore dei LL.PP., Direttore del R. Politecnico di Milano e titolare di altre cariche prestigiose e, per la conoscenza della struttura fisica dei terreni, al geologo Conte Guido Bonarelli, servirono certamente per individuare le sorgenti migliori e per poter decidere quali fossero quelle da utilizzare e invece quelle da scartare. Questi studi, inoltre, diedero le più precise indicazioni per la scelta delle caratteristiche delle opere da realizzare per la captazione delle sorgenti e per il loro convogliamento verso la base da dove far partire le tubazioni per la distribuzione nelle varie aree da servire.
Il prof. Fantoli nella relazione redatta a seguito del sopralluogo da un giudizio favorevole “senza riserva alle linee fondamentali e alle disposizioni del noto progetto ultimo” e comunque aggiunge “consigli espressi durante la visita, perché chiariti di presenza e con perfetta intesa” con il progettista e direttore dei lavori.
La definizione finale della scelta delle sorgenti da captare e le caratteristiche esecutive di progettazione delle opere necessarie fu comunque dettata dall’Amministrazione attraverso il direttore dei lavori che approntò una specifica perizia di variante in data 6 Maggio 1933. D’Altra parte non poteva che essere così.