La verità di un percorso realizzativo

Le condizioni idriche della Provincia di Teramo nei primi del Novecento

La situazione dell’approvvigionamento idrico della Provincia di Teramo agli inizi del 1900 era di estrema carenza sia per i centri urbani che per il territorio rurale. Pochissimi paesi erano forniti di acquedotti. La stessa Teramo capoluogo aveva una fornitura idrica incostante e ridotta a causa delle dispersioni lungo le condutture.

L’acquedotto della Montagna dei Fiori nato dopo la costituzione del relativo Consorzio nel 1902 serviva i comuni della Val Vibrata ed inoltre Mosciano S. Angelo e i comuni costieri Giulianova, Tortoreto e Colonnella oltre a Metignano in Provincia di Ascoli; ma le sorgenti che fornivano l’acqua a questo acquedotto provenivano da falde idriche superficiali, facilmente inquinabili e che a più riprese, per questo problema, dal 1913 determinarono epidemie di tifo che portarono alla necessità di clorurazione dell’acqua e, addirittura, alla chiusura dell’acquedotto per lunghi periodi.

L’acquedotto del Tavo che forniva acqua di buona qualità serviva però solo pochi centri a confine con la Provincia di Pescara. Dei restanti centri urbani solo alcuni avevano provveduto ad approvvigionarsi a qualche buona sorgente locale mentre tutti gli altri risentivano pesantemente della mancanza di una rete di distribuzione di acqua potabile o comunque di punti di approvvigionamento sufficienti, di buona qualità e igienicamente sicuri.

L’idea e il primo progetto dell'Acquedotto del Ruzzo.

In una tale situazione di carenza idrica, pesante e pericolosa sotto il profilo igienico sanitario oltre che sociale, la proposta dell’ing. Alfonso de Albentiis e del sig. Bona di un progetto per la costruzione di un acquedotto consortile utilizzando le sorgenti del Ruzzo fu nel 1912, favorevolmente accolta da un piccolo primo nucleo di comuni Castellalto, Canzano, Castel Castagna, Castelli, Colledara, Cermignano, Penna S. Andrea, Forcella (Comune di Teramo), Notaresco, Cellino Attanasio dando luogo, l’8 giugno 1912, alla costituzione del Consorzio per l’Acquedotto del Ruzzo.

L'approvazione e il finanziamento del progetto.

Il 27 Settembre 1929, con R.D. n. 1716, veniva approvata la realizzazione dell’Acquedotto del Ruzzo; con tale provvedimento lo Stato assumeva l’onere della metà della spesa di 25 milioni prevista nel primo progetto, di cui L. 1.600.000 per la captazione delle sorgenti, e lire 23.400.000 per le opere di adduzione.
Il decreto Ministeriale 25 Aprile 1931 autorizzò i Comuni costituenti il Consorzio a contrarre con la Cassa D.D e P.P il mutuo di favore per la metà della spesa occorrente per il primo lotto dei lavori ed il Decreto Ministeriale 2 Gennaio 1933 autorizzò ancora gli stessi Comuni a contrarre, con la detta Cassa e con le medesime modalità, i mutui per l’ammontare della rimanente somma, di lire 23.400.000, da estinguersi in 35 annualità.
A questo punto però mancava la copertura finanziaria per estendere la realizzazione della rete idrica alle popolazioni rurali; solo il 7 Ottobre 1933 si ottenne il sussidio del 75% sulla spesa di 13.800.000 prevista per la parte rurale dell’acquedotto.

Dalla costituzione del primo nucleo del Consorzio all'approvazione definitiva. Una lunga fase organizzativa.

In effetti già dal 1904 l’ing. de Albentiis cominciò a pensare alla possibile captazione delle sorgenti del Ruzzo e con la collaborazione di Giovanni Bona, suo assistente e socio, elaborò un primo studio di massima che prese poi veste formale di progetto nel 1912.
Negli anni seguenti e fino all’approvazione definitiva del progetto e del suo finanziamento, l’opera dell’ingegnere non conobbe soste nel sollecitare, insieme con gli Amministratori più sensibili, l’entrata nel Consorzio di altri Comuni indecisi e non ancora consci dell’enorme importanza di tale progetto e del beneficio che questo avrebbe apportato alle loro popolazioni.
L’enorme lavoro di coordinamento, di illustrazione e di persuasione, delle iniziative da intraprendere per ottenere i finanziamenti, ricadde, in massima parte, sulle sue spalle anche perché, essendo l’ideatore del progetto, era senza dubbio il suo più entusiasta sostenitore. Così, già nel 1914, aderirono altri comuni fra cui Teramo città.
Seguì, però, un periodo di pausa dovuto allo scoppio della Grande Guerra 15-18, e così le attività preparatorie ed organizzative ripresero solo nel 1919 soprattutto per ottenere la concessione di utilizzazione dell’acqua del Ruzzo per l’acquedotto. Si dovette superare una lunga vertenza con la società ILVA che pretendeva la prelazione sulle acque del Vomano e dei suoi affluenti ai fini di uno sfruttamento idroelettrico. Solo nel 1927 il Consorzio riuscì a spuntarla e ad ottenere dallo Stato la Concessione per la derivazione dell’acqua indispensabile per le necessità dell’acquedotto, nell’ultima versione approvata nel 1926.
Nel frattempo era aumentato il numero dei comuni che avevano aderito e risultavano ora far parte del Consorzio i comuni di Castelli (capoluogo e frazioni Colli, Colledoro e Villa Rossi); Castel Castagna (capoluogo e frazioni Castagna Vecchia e Ronzano); Basciano (capoluogo e frazioni S. Maria e S. Agostino); Penna S. Andrea, Cermignano (capoluogo e frazioni Casalino, S. Maria, Poggio delle Rose e Monte Gualtieri); Cellino Attanasio per la frazione Scorrano; Canzano (capoluogo e frazione Valle Canzano); Castellalto (capoluogo e frazioni Castelbasso, Santa Lucia, Villa Zaccheo e Villa Torre); Notaresco (capoluogo e frazione Guardia Vomano); Roseto degli Abruzzi (capoluogo e frazioni Montepagano e Cologna); Colledara (capoluogo e frazioni Ornano, Ilii, Chiovano, Pantani, Collecastino, Bascianella e Villa Petto); Tossicia (capoluogo e frazione di Aquilano); Montorio al Vomano (capoluogo e frazioni Faiano e Collevecchio); Teramo (capoluogo e frazioni Spiano, Rocciano, Frondarola, Ripa, Cavuccio, Viola, Colleatterrato, Colleminuccio, Cannelli, Galeotti, Ponzano, Monticelli, Varano, Colle S. Maria, S. Atto, Nepezzano, Le Torri, Poggio S. Vittorino, Poggio Cono, Caprafico, Forcella, Miano e Rapino); Bellante (capoluogo e frazioni S. Mauro e Ripattoni); Mosciano S. Angelo (capoluogo e frazione Montone); Giulianova, Tortoreto, S. Omero (capoluogo e frazioni Poggio Morello e Garrufo).
A questo punto risultava raggiunto il primo scopo e superate le grosse difficoltà di avere nel consorzio un numero di Comuni ampio e corrispondente al progetto, tanto da eliminare i problemi che sarebbero rimasti a causa di una mancata di adesione dei Comuni assolutamente necessari per la realizzazione tecnica del progetto. In questo modo invece si raggiungeva l’obiettivo principale che quest’opera si era prefisso e cioè il conseguimento del completo risanamento igienico della maggior parte della nostra Provincia.
Va ricordato infatti che, pur valida ed auspicabile che fosse l’iniziativa di realizzare un così moderno ed importante acquedotto, difficilissime si presentavano la fase organizzativa e la possibilità di concretizzazione necessaria a raccogliere l’adesione e la collaborazione di amministrazioni che presentavano esigenze molteplici e numerose titubanze.
D’altra parte, i rappresentanti dei Comuni interessati non avrebbero facilmente riposto la loro fiducia in una iniziativa comune così ampia ed innovativa se non avessero avuto la più alta considerazione di un tecnico al di sopra delle parti e dotato di grande prestigio sia a livello professionale che umano.

L'appalto dei lavori delle opere di captazione.

Nel frattempo il 2 Luglio 1931 erano stati appaltati i lavori di captazione delle sorgenti all’impresa Cidonio e la direzione dei lavori era stata ovviamente assegnata al progettista Ing. Alfonso de Albentiis.
Si era così conclusa positivamente, dopo un ventennio, una straordinaria avventura; tale era infatti sembrata a molti l’impostazione di un progetto così ardito e complesso, voluto e perseguito con caparbietà principalmente dall’Ing. de Albentiis che veniva ora gratificato da tutti, soprattutto dalla stessa Amministrazione del Consorzio, con la manifestazione pubblica di grande stima e del massimo riconoscimento professionale, come facilmente si può leggere nella relazione del Consiglio di Amministrazione per l’affidamento, al medesimo, della direzione dei lavori: “L’ing. de Albentiis ha fatto dell’Acquedotto del Ruzzo l’opera maggiore della sua vita, ad essa, più che alle altre e pure importanti sue opere, lascerà legato il suo nome”.