I fatti che portarono all'estromissione dell'Ing.de Albentiis

La situazione ambientale dell’epoca e le ragioni che hanno portato all'estromissione dell'Ing. de Albentiis.

Purtroppo è difficile rendersi conto come sia stato possibile, dopo avergli tolto l’incarico della D.L. senza ragioni plausibili, alterare la realtà e sminuire i meriti ed addirittura arrivare a togliere la paternità della progettazione delle opere di captazione a colui che era stato il progettista e direttore dei lavori in carica a tutti gli effetti fino alla loro ultimazione.
La revoca dell’incarico sopraggiunta quando l’ingegnere aveva appena compiuto 63 anni, non può essere certamente giustificata con la sua sbrigativa e ridicola motivazione dei “Sopraggiunti limiti di età”, ben diverse erano le vere ragioni. Tutto inizia e trae origine da quanto l’appalto delle opere di adduzione (2° e 3° lotto) viene assegnato all’impresa Del Fante.
A quell’epoca l’ingegnere godeva ancora della piena fiducia dell’amministrazione infatti nel marzo 1934, venne riconfermata la direzione lavori anche per l’appalto per le opere di adduzione, ma immediatamente cominciò tra l’impresa e l’ing. de Albentiis una serie di contrasti dovuti a richieste irregolari e a procedure non conformi alle condizioni di appalto che l’impresa pretendeva di imporre.
Questa cercò in tutti i modi di condizionare le scelte e le decisioni del direttore dei lavori, che, nell’interesse dell’Ente appaltante, risultava eccessivamente rispettoso delle regole, dei capitolati e delle procedure. Uno di questi episodi di contrasto per azioni irregolari intraprese dalla ditta appaltatrice, è riportata in una relazione fatta dalla Direzione dei Lavori il 13 settembre 1934 (Allegato 9).
Successivamente il suo rifiuto di redigere il primo S.A.L. per irregolarità e la successiva intimazione dell’amministrazione del Consorzio (nel frattempo era cambiato il Commissario), a rilasciare, nonostante tutto, il certificato dello stato di avanzamento dei lavori, necessario per il primo pagamento dell’impresa, portò ad una definitiva rottura.
Gli appoggi politici ed il credito di cui l’impresa Del Fante godeva negli ambienti del regime fascista riuscirono a prevalere sull’ostinata resistenza di un tecnico che ormai senza l’appoggio dell’amministrazione del Consorzio, poteva frapporre unicamente la sua onestà e la sua dirittura morale.
Il 27 ottobre 1934, solamente sette mesi dopo il rinnovo dell’incarico, il nuovo Commissario, vice prefetto Straticò, privava l’ing. de Albentiis della direzione dei lavori per “sopraggiunti limiti di età”.
Questo, certamente, è potuto accadere, sia tenendo conto della situazione politica di quell’epoca e della mancanza di certezza del diritto per chi non era nelle grazie del potere politico e sia perché a quell’epoca l’ingegnere de Albentiis, caduto in disgrazia per le ragioni sopradette, non aveva più nessuna possibilità di far valere le proprie ragioni. Ormai aveva contro tutti, la stessa Amministrazione, che, Egli con la sua rigidezza ed onestà, aveva cercato in ogni modo di tutelare, gli organi del partito fascista che, tramite il Prefetto Straticò, ne aveva commissariato la direzione, ed infine la potente e arrogante Impresa Del Fante, subentrata nei lavori, che certamente era stata quella che aveva determinato il suo allontanamento, eliminando così l’unico ostacolo alle sue mire per poter realizzare una conduzione dell’appalto a sé favorevole e senza interferenze di sorta.
D’altra parte l’ingegnere de Albentiis, sapendo di avere subito un’ingiustizia ed un gravissimo torto, per la sua indole di uomo orgoglioso e tutto d’un pezzo, una volta che aveva dovuto rinunciare alla lotta, aveva addirittura smesso di esercitare la professione di ingegnere, cancellandosi dall’Albo; rinunciò alla vita attiva professionale e si ritirò in campagna, riversando la sua attività alla conduzione dell’Azienda Agricola di famiglia.

L'esposto-denuncia, pronto per essere inviato al Ministero dei L.L.P.P. ma mai presentato.

In verità, egli tentò anche di reagire a questo stato di cose scrivendo un esposto per il Ministero dei LL.PP. in cui elencava dettagliatamente tutte le irregolarità che aveva cercato di contrastare e tutte le prevaricazioni che aveva dovuto subire nel breve periodo che aveva diretto i lavori di adduzione con l’impresa Del Fante. Nella parte conclusiva dell’esposto, che non fu mai presentato perché, visti i tempi e la potenza del personaggio che avrebbe messo sotto accusa, gli fu categoricamente sconsigliato di inviarlo, si può capire come fosse ingiusto l’allontanamento e quanta amarezza e frustrazione avessero prodotto nell’animo dell’ingegnere.
«L’istessa esposizione dei precedenti ritoglie ogni dubbio circa la natura dei reali motivi che hanno determinato l’allontanamento del sottoscritto. Questi reali motivi sonoquelli che il sottoscritto ha premessi: “In rapporti nei quali, alla esatta osservanza delle clausole contrattuali, si è sistematicamente sostituita, a secondo i casi, una condotta di strana acquiescenza o di aperto favore a ripetute sfacciate inadempienze, non poteva infatti a lungo intervenire o partecipare chi, per proprio costume di vita, era portato a pretendere chiarezza di azione e scrupoloso adempimento degli obblighi.”
Né possono esisterne altri: L’accampato superamento “dei limiti d’età” non regge nel caso presente: nessun appunto fu mai mosso al sottoscritto per manchevole adempimento dell’incarico. Tutt’altro: egli ebbe in più di un occasione ed al momento stesso della revoca del mandato unanimi riconoscimenti ed elogi per l’attività svolta. È stata riconosciuta e lodata la sua competenza tecnica e la dirittura della sua condotta.
Anche a voler porre in dubbio la spontaneità di tali lusinghieri riconoscimenti, una sola constatazione vale ad escludere la fondatezza di eventuali accuse di incapacità: l’acquedotto infatti è eseguito secondo il progetto del sottoscritto ed oggi a costruzione avanzata, non può subire modificazione alcuna, neppure in dettaglio. Che cosa mai bisogna ritenere? Il sottoscritto ha subito un provvedimento profondamente ingiusto ed umiliante. Egli non lo merita. Non deve essere sacrificato ad un gioco poco chiaro di interessi proprio colui, che, dopo aver ideata l’opera, ha speso in tempi grigi i lunghi anni di fervida attività progettandone il piano e sostenendone la realizzazione. L’incarico oggi revocato, spettava infatti e spetta al sottoscritto per indiscutibili titoli».
E quindi conclude nel suo esposto: «Il sottoscritto invoca quindi che sulla sua opera ed altresì sull’operato dell’amministrazione del Consorzio del Ruzzo venga condotta – pre parte di ispettori degli organi Centrali una inchiesta dettagliata ed esauriente».